Claudio Vaccarella: “Niente pizza, scusate se faccio hi-tech”

L’headquarter di HyperTV  è nel cuore del Financial district, a pochi passi da Wall street. Claudio Vaccarella, fondatore e Ceo della società, ci accoglie in uno spazio di co-working dove

Claudio Vaccarella

Claudio Vaccarella

giovani di ogni nazionalità lavorano per diverse società condividendo spazi e strutture. La sua azienda, nata a Roma nel 2011, si occupa di sviluppare per il mondo dei media la presenza sul mobile. “I nostri clienti – ci spiega – sono network televisivi che vogliono aumentare la propria visibilità attraverso i telefoni cellulari sfruttando anche le potenzialità interattive della rete. Con Sky, per esempio, abbiamo sviluppato una App che è stata scaricata da 370mila utenti: si trattava del 5° giudice di Xfactor, in sostanza una modalità per il pubblico di partecipare al gioco votando i concorrenti”. Dopo il successo dell’azienda in Italia è arrivato il

Si sviluppano App per sistemi in mobilità

Si sviluppano App per sistemi in mobilità

piano di sviluppo all’estero. “Il mercato americano potenziale vale 15 miliardi di dollari. Ma per un italiano lavorare nell’hi-tech negli States non è facile. In questo campo non abbiamo ancora una credibilità riconosciuta e la nostra immagine viene associata al cibo, al fashion, al design e al lusso in genere. Certamente non al know how tecnologico”. Know how che

Lo spazio di co-working

Lo spazio di co-working

Vaccarella ha già avuto modo di mettere a frutto nel suo Paese. Ingegnere, 56 anni, negli anni ’90 ha fondato una società di servizi per telecomunicazioni che in cinque anni è passata da 10 a 200 addetti. Azienda poi venduta a Datamat per più di 100 milioni di dollari. Dopo l’exit la nascita della nuova società, con l’obiettivo di puntare sulle nuove esigenze di sviluppo dei network televisivi. A Roma, dove si fa ricerca e sviluppo, lavorano 22 persone – soprattutto ingegneri – mentre gli

5 addetti negli Usa, 22 in Italia

5 addetti negli Usa, 22 in Italia

addetti nell’ufficio di New York, dove si trova l’headquarter della società, sono 5. I numeri sono in crescita: dai 300mila dollari di ricavi del 2013 si è già passati agli 800mila dollari di commesse nei primi sette mesi dell’anno. “Qui fare impresa è molto più facile rispetto all’Italia, dove la burocrazia e il sistema Paese creano un ambiente ostile all’imprenditore. Negli Usa una società si apre online, con una spesa di 200/300 dollari e sul lavoro c’è grande flessibilità, condizione favorevole per una start up. E aggiungo che qui le infrastrutture tecnologiche sono molto più sviluppate. Qui però tutto è molto costoso e riuscire ad essere riconosciuto come un operatore credibile non è facile. Soprattutto nell’hi-tech. La prima domanda che mi fanno quando scoprono che sono italiano e lavoro a New york infatti è: hai un ristorante?”.

Intervista, immagini, riprese, grafiche, post-produzione di Rosalba Reggio e Luca Orlando

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