Jago, l’artista social «allontanato» dall’accademia e corteggiato a New York

Si chiama Jacopo Cardillo – in arte Jago – e negli Stati Uniti è apprezzato e valorizzato. In patria non lo è sempre stato e questa, forse, è stata la sua fortuna.

Jacopo Cardillo, in arte Jago

Jacopo Cardillo, in arte Jago

Autore di un busto in marmo di Benedetto XVI nel 2009 (poi spogliato e trasformato in “Habemus Hominem” in seguito alle dimissioni del Pontefice), nel 2010, a soli 23 anni, viene selezionato per esporre l’opera durante la 54esima Biennale di Venezia organizzata da Vittorio Sgarbi.

La cosa non piace  all’Accademia di Belle Arti di Frosinone, dove Jago è iscritto.

Benedetto XVI, e “Habemus Hominem

Benedetto XVI, e “Habemus Hominem

Il suo professore fa opposizione e pone il veto ad accettare l’invito. Jacopo non si fa intimidire ed espone la sua opera pagandone le conseguenze: un forte ostruzionismo che lo convince, l’anno successivo,  ad abbandonare gli studi. Da lì, però, comincia il suo percorso di successo. Libertà di creare, nessun limite alla fantasia, Jago costruisce giorno dopo giorno le SUE regole. E il mondo se ne  accorge. Le sue opere vengono esposte nelle gallerie d’arte, vince premi, fa mostre personali nella provincia di Frosinone, dove è nato, ma espone anche a Roma, Milano, Monza, Bologna, Torino, Palermo, Caserta, Verona.

Lo incontriamo a Long Island, dove sta realizzando un’opera che sarà poi destinata a Napoli: Il figlio velato.

“Sono a New York – spiega – perché è qui che credono in me, è qui che mi sostengono economicamente. L’opera a cui lavoro, però, andrà a Napoli, dove è giusto che stia, come gesto di restituzione alla città che con il suo Cristo velato ha ispirato me e centinaia di altri artisti”.

La sua pagina Facebook

La sua pagina Facebook

Definito scultore social per la sua ampia esposizione su Facebook e Instagram, Jago si è fatto presto promotore di se stesso. Ogni mattina, in diretta video, lavora alla sua opera davanti ad estimatori vicini e lontani. “In Italia è tutto difficile: l’atteggiamento verso l’arte è conservativo, ma questo limita l’innovazione e frena i giovani. Eppure, tutti i grandi artisti del passato, nella loro epoca, sono stati degli innovatori”.

A New York, invece,  l’artista è libero di fare ciò che gli piace, le barriere della tradizione non esistono. “Il momento più bello è quello in cui ti trovi davanti al blocco di marmo: è lì che capisci che tutto dipende da te. In Italia si è abituati ad attribuire a qualcuno il successo di un artista, si è sempre pronti a dire quell’artista l’ha scoperto lui: io rifiuto tutto questo e nessuno potrà applicare a me questo luogo comune. Io mi reinvento e mi scopro da solo tutti i giorni”.

Dove sarà il futuro di Jago? Per il 2019 sicuramente a New York, dove il suo sponsor, la ABC Stone, ho sosterrà per un altro progetto ambiziosissimo: La Vergine. “Sarà una statua di cinque metri e per la prima volta mi confronterò con una misura che non ho mai trattato.

La Vergine

La Vergine

Un’opera che certamente alimenterà il dibattito, perché rappresenterà il miracolo della vergine, a quattordici anni, incinta di Gesù”.

La polvere, nel laboratorio dell’artista a Long Island, si alza leggera sull’opera ancora abbozzata. schermata-2018-08-07-alle-15-03-23Tanti blocchi di marmo fanno da cornice al suo spazio di lavoro. L’intervista è finita. Jago sa che per oggi ha detto tutto, ma il suo futuro nasconde già tanti progetti nuovi. “Ve ne parlerò appena i dettagli saranno definiti”. Un sorriso aperto mette fine alla conversazione, mentre la bicicletta lo porta via lasciando una traccia scura sul pavimento impolverato di bianco.