Dalla Florida maxi-commessa per Snaidero: 450mila dollari per una sola cucina

“Certo, è una grossa cifra, ma faccio finta che non esista: non è da lì che arriva il business”. Dario Snaidero sorride e prova a minimizzare. E con qualche ragione. Perché in effetti non

Dario Snaidero

Dario Snaidero

capita ogni giorno di ricevere una commessa da 450mila dollari per una cucina, l’equivalente in Italia del costo di un paio di appartamenti. Il miliardario di Miami che ha appena scelto il gruppo italiano dei mobili per la sua nuova cucina da mille e una notte ha ordinato i migliori materiali, gli elettrodomestici più avanzati, marmi di Carrara e legni pregiati, per arrivare ad un prodotto finito che tuttavia è solo la “ciliegina” su una torta ben più

In America da 40 anni

In America una presenza consolidata

ampia. Negli Usa Snaidero è arrivato 40 anni fa, quasi per caso, dopo un viaggio in Canada in cui ha notato la presenza di migliaia di italiani, dunque potenzialmente di un mercato ricettivo per i prodotti tricolore. Dal Canada agli Usa il passo è stato breve, e negli anni Snaidero ha costruito uno dei più grandi mercati esteri

del marchio, aprendo una società americana. Prima della crisi i ricavi di Snaidero Usa hanno sfiorato i 45 milioni di dollari, poi scesi drasticamente per il rallentamento del settore edilizio ma ripartiti ora. Il 65% dei volumi totali è rappresentato dai multihousing, interi palazzi appena costruiti o ristrutturati, dove Snanidero arreda le cucine. Il 35% è dato invece dalla vendita retail. Dal 1978 ad oggi la società ha arredato 146 palazzi. Nei periodi migliori è arrivato a fornire

5 palazzi all’anno, scesi a 1 con l’arrivo della crisi. “Non siamo mai stati in perdita, però, e anche negli anni peggiori abbiamo sempre tenuto. Se sei serio, hai buona qualità e rispetti gli impegni presi l’America ti premia. Ma qui non puoi sbagliare, se gli americani perdono la fiducia sei fuori dal mercato”. Il mobile italiano, in generale, ha trovando negli Usa un importante mercato di sbocco, con un export lievitato in modo sensibile negli ultimi anni. Ogni giorno, dall’Italia partono quasi due milioni di euro di mobili diretti verso Washington.

Ecco i dati Istat degli ultimi tre anni.


“Il 2015 sarà l’anno della ripresa – ci racconta il presidente di Snaidero Usa Dario Snaidero – e iniziamo ad avere soddisfazioni anche con clienti nuovi. Un imprenditore cinese – ad esempio – ci ha appena commissionato un grosso lavoro a Vancouver pregandoci però di non mettere neppure una vite made in China. Cosa che già facciamo. Ma detta da un cinese,Snaidero ovviamente, è un’affermazione che ci fa piacere sentire”. Il gruppo di Udine, leader in Europa delle cucine componibili di alta gamma, è nato nel 1946 e opera oggi in 80 paesi del mondo, ha chiuso il 2013 con 180 milioni di euro di ricavi. Grazie alla collaborazione con i più famosi designer del mondo quali Mangiarotti, Gae Aulenti, Offredi, Pininfarina, Massimo Iosa Ghini, Lucci & Orlandini, ha creato numerosi modelli nel settore dell’industrial design, alcuni dei quali esposti al Museum of Modern Art di New York. Lo showroom newyorchese di Snaidero, progettato dall’architetto GiorgioIMG_1673 Borruso, ha ricevuto il primo premio da parte dell’Istituto internazionale di design nella categoria retail. Il valore medio di una cucina Snaidero venduta dalla società americana si aggira intorno ai 40/50 mila dollari. “Siamo nella fascia medio-alta del mercato – spiega Dario Snaidero – l’unica nella quale la qualità italiana può competere. Nei primi anni avevamo due fabbriche di assemblaggio in America, per poter garantire la consegna in 4 settimane. Poi la complessità della gestione del prodotto ci ha spinto a chiuderle. Oggi in Usa lavorano 36 persone, tutto arriva su ordinazione dall’Italia perché lavorando su un prodotto di lusso i tempi di consegna – oggi di 15/16 settimane – non sono prioritari. E’ la qualità che vince sulla velocità, qualità italiana riconosciuta nel mondo e radicata nel mio Dna: io non vendo un chiodo che non sia italiano”.

Intervista, immagini, riprese, grafiche, post-produzione di Rosalba Reggio e Luca Orlando