Claudio Del Vecchio: “L’Italia si salva solo se cambia lo Statuto dei lavoratori”

“Negli ultimi anni l’immagine dell’Italia è cambiata molto. Il nostro Paese è simbolo di qualità non solo nei settori tradizionali del made in Italy come cibo, moda e design ma anche in altri comparti come ad esempio la meccanica.

Claudio Del Vecchio Ceo Brooks Brothers

Claudio Del Vecchio, Presidente e Ceo di Brooks Brothers

Molto sta cambiando anche perché le persone che arrivano qui dal nostro Paese sono sempre più qualificate e hanno spesso studiato nelle migliori scuole americane. Ma all’Italia serve una svolta per diventare più efficiente: non uscirà mai dalla situazione in cui si trova se non cambia lo Statuto dei lavoratori”. Claudio Del Vecchio, a capo di Brooks Brothers dal 2001 – anno in cui rilevò da Marks&SpencerFondata nel 1818

Fondata nel 1818

lo storico marchio di abbigliamento Usa – parla per esperienza diretta. Figlio di Leonardo, fondatore di Luxottica, vive negli Stati Uniti dal 1982 e fino al 1997 è stato il responsabile del gruppo di Agordo per le attività in Nord America.


Poi l’acquisto dell’azienda americana di abbigliamento fondata nel 1818, pagata un terzo di quanto sborsato 13 anni prima dal gruppo britannico. Allora Brooks Brothers perdeva denaro e i ricavi ristagnavano, mentre oggi il quadro è opposto: l’azienda

Negli Usa dal 1982

Negli Usa dal 1982

è in utile, il fatturato è raddoppiato a 1,2 miliardi di dollari rispetto al 2001, l’espansione internazionale continua con la previsione di 60 nuove aperture di punti vendita nel 2014. “Le operazioni fatte da italiani negli ultimi anni hanno certamente contribuito a migliorare l’immagine del nostro Paese. Io ho comprato un’azienda in perdita e l’ho portata in utile, Luxottica ha comprato Ray-Ban salvandola dal fallimento, Fiat ha fatto lo stesso con Chrysler. Anche Eataly è un esempio vincente e se in America

non avessero reso più rigide le norme sull’immigrazione i tanti manager italiani già presenti in posizioni di rilievo sarebbero ancora più numerosi”. Opportunità imprenditoriali nate da un mercato molto più ampio di quello italiano ma anche da un sistema con vincoli minori. “Fare impresa qui vuol dire lavorare con un’amministrazione pubblica che opera  con più efficienza rispetto a quanto accade in Italia, efficienza che invece io ritrovo nell’amministrazione italiana presente negli Stati Uniti. Vuol dire avere meno vincoli sull’occupazione: la dimostrazione è l’America, perché dove c’è flessibilità la gente assume volentieri. Nel nostro Paese se non cambieranno le regole sullo Statuto dei lavoratori l’economia non si potrà risollevare. Serve più flessibilità, in Italia gli unici che possono avere paura di questo sono coloro che si meritano di aver paura”. L’ufficio di Del Vecchio si affaccia sulla Madison e sulla 44a strada, ad arredare pareti e libreria foto della sua famiglia,La sede tra Madison e 44a

La sede tra Madison e 44a

il pallone dell’Inter, immagini dello storico store Brooks Brothers di New York, la foto di Robert De Niro autografata.  Il negozio – cui si accede percorrendo un breve corridoio – si sviluppa su cinque piani. Nel corner della sartoria, un “tailor” sta prendendo le misure a un cliente. Parla inglese ma rivela con orgoglio le sue origini napoletane. Lo

Rilevata nel 2001

Rilevata nel 2001

stesso orgoglio che anima Claudio Del Vecchio, recentemente nominato Cavaliere dal lavoro dal Presidente Napolitano. “Un riconoscimento che mi ha fatto molto piacere, vivo qui da trent’anni ma non ho mai pensato di prendere il passaporto americano. Molto di quello che sono deriva anche dalla mia vita qui. Ma sono italiano, la mia cultura è italiana, tifo per l’Italia e se cambiassi passaporto mi sentirei di fare qualcosa di non giusto”.

Interviste, immagini, riprese, grafiche, post-produzione, editing di Rosalba Reggio e Luca Orlando