Eataly, centomila persone alla settimana per una “full immersion” nell’italian food

Oltrepassata la porta a vetri che dalla 23esima strada consente l’accesso al grande magazzino il mondo si trasforma. Dalla straordinaria varietà di colori e nazionalità che caratterizza New York si passa infatti a un ambiente familiare, colmo di marchi storici, prodotti tipici regionali, grandi eccellenze nazionali: è il mondo di Eataly, oggi realtà globale fondata nel 2007 da Oscar Farinetti.

Il megastore di Manhattan, aperto il 31 agosto del 2010 tra la 23esima e la 5a Avenue, regala infatti un’esperienza italiana “full immersion”: pasta, caffè, olio, salse, salumi, formaggi, bevande. E non solo food, tra gli scaffali anche oggetti del design legati alla cucina: Alessi, Guzzini, Kartell. Un vero e

L'ingresso dalla 23a strada

L’ingresso dalla 23a strada

proprio viaggio nell’italian style a 360 gradi. Si comincia dall’ingresso, uno dei quali introduce al Bar Lavazza, dove si beve vero “espresso” accompagnato da pasticcini italiani. Un’altra vetrina è dedicata alla scuola di cucina, anche questa figlia della strategia del fondatore: portare nel mondo la “biodiversità” alimentare del nostro Paese. “Per garantire la

Vendita ma anche ristorazione

Vendita ma anche ristorazione

varietà di cibi – spiega Dino Borri, Brand ambassador Eataly -, ogni mese dedichiamo un corner del negozio a una regione. Questo ci permette di portare a New York le eccellenze locali, anche quelle più di nicchia, di garantire ai clienti un’offerta molto varia e anche di testare i prodotti più adatti al gusto americano: quelli che funzionano di più, infatti, possono poi entrare nell’offerta continuativa”. Offerta evidentemente gradita ai clienti del negozio, molti dei quali decidono di mangiare all’interno dello store: ogni settimana sono 25mila le persone che pranzano da Eataly,

100mila quelle che entrano nel negozio. Numeri importanti anche per fatturato, addetti e prodotti offerti: i ricavi hanno raggiunto i 75 milioni di dollari nel 2013, registrando un incremento del 4%  sull’anno precedente, nel negozio lavorano 800 persone, 1000 i produttori presenti con 5/6mila prodotti. Dall’Italia, solo per il negozio di New York, arriva

un container di merce ogni settimana: nelle stive dei cargo tutti i prodotti conservati e il fresco che non si può produrre qui, come il parmigiano reggiano, la mozzarella di bufala campana, i prosciutti. Per i piccoli produttori che non hanno la dimensione sufficiente per esportare è Eataly ad occuparsi di tutto. “Un modo per salvare la produzione locale di prodotti di nicchia che anche in Italia faticano a sopravvivere – spiega Borri -. In molti casi, infatti, Eataly entra in partecipazione nel capitale delle aziende e ne garantisce la sopravvivenza”. Succede così che nella Grande Mela si può trovare il Chinotto fatto con il Chinotto di Savona, o la gazzosa fatta con il limone sfusato di Amalfi, prodotti ormai difficili da trovare sul mercato anche in Italia.

La scuola di cucina

La scuola di cucina

Diffusione che diventa globale e che moltiplica le potenzialità di internazionalizzazione di produzioni che rischiavano di sparire. Dopo il primo negozio di Torino aperto nel 2007, è nato quello di Tokyo, poi è stata la volta di New York; nel 2013 le nuove aperture hanno riguardato Chicago, Dubai, Istanbul. “Siamo in grande espansione: entro la fine di quest’anno o l’inizio del prossimo apriremo a San Paolo e Mosca, tra l’estate e l’autunno del 2015 raddoppieremo a Manhattan, con un negozio di 6/7 mila mq in una delle nuove torri del World Trade Center, per poi aprire altri 3 o 4 store negli Usa, a Los Angeles, Boston e Washington. In fase di studio anche Londra e tutte le grandi capitali”.

La pasta di Gragnano

La pasta di Gragnano

La giornata è appena iniziata. A pochi metri da noi il manager della gastronomia illustra ai suoi “ragazzi” i piatti del giorno, un vero e proprio briefing giornaliero per “raccontare” ingredienti e ricette.

L'articolo più venduto

L’articolo più venduto

Poco oltre una decina di clienti ascolta la lezione dello chef. Mentre le casse iniziano a battere i primi scontrini, e non termineranno prima di tarda sera.

Interviste, immagini, riprese, grafiche, post-produzione, editing di Rosalba Reggio e Luca Orlando