Piol: meglio finanziare un buon imprenditore che una buona idea

“Un progetto, per avere successo, deve nascere da un’esigenza concreta dell’imprenditore. Dal tentativo di risolvere un problema incontrato sul lavoro, dall’esperienza personale. Dubito sempre di idee nate da un’indagine di mercato. Per questo quando un imprenditore mi propone un progetto cerco sempre di capire quanto sia legato al suo know-how e al suo vissuto professionale e la mia prima domanda: perché? Perché hai avuto questa idea? “. Un giudizio che conta, quello di Alessandro Piol, presidente e fondatore di Vedanta

Neglu Usa da 40 anni

Neglu Usa da 40 anni

Capital, perché il fondo che gestisce si occupa di investimenti early stage, cioè finanzia imprese nella fase iniziale di vita, con l’obiettivo di avere importanti “ritorni”, nell’ordine del 30% all’anno per gli investitori che lo sostengono. Italiano di nascita, figlio di Elserino Piol, uno dei pionieri dell’hi-tech tricolore, vive negli Stati Uniti da circa 40 anni: arrivato a New York a 17 anni per finire il liceo, si laurea alla Columbia University per poi ottenere l’Mba ad Harvard.

Fondatore di Vedanta Capital

Fondatore di Vedanta Capital

Inizia a lavorare per AT&T negli anni di grande rivoluzione delle telecomunicazioni, dove si comincia ad investire sul settore puntando su idee innovative. Sono gli anni dei primi spin-off e Piol acquisisce esperienze di start up tecnologiche che gli risultano utili quando inizia ad occuparsi di venture capital. “Non si può finanziare una start up, capire un progetto, valutare la possibile crescita di un business se non si è vissuta un’esperienza diretta”. Ma quali caratteristiche deve avere un progetto per farsi finanziare?

Mba ad Harvard

Laurea alla Columbia University, Mba ad Harvard

“Dipende dalla situazione, per imprese nuove o in apertura ciò che conta sopra ogni altra cosa è avere un team di persone valide. Direi addirittura che per un operatore di private equity è decisamente meglio investire in un’idea mediocre realizzata da un buon imprenditore che non in un progetto magari più brillante ma con persone inadeguate. Nella fase successiva,

"Un buon progetto nasce dall'esperienza personale"

“Un buon progetto nasce dall’esperienza personale”

invece, contano altri elementi, per esempio il mercato di riferimento o la capacità di sviluppare il business”. Se nella fase iniziale, grazie anche alla grande attività dei business angels,  è più facile farsi finanziare, lo step successivo si rivela più complesso. “Si crea un vero e proprio collo di bottiglia e solo alcuni dei progetti finanziati in fase di start up riescono a crescere con il sostegno di capitali istituzionali”. Se in Italia il venture capital rappresenta ancora un mercato di nicchia, negli Stati Uniti è una realtà affermata da anni. Le differenze in termini di volumi sono abissali con un rapporto di uno a trecento nel controvalore dell’investimento annuo. Ecco i numeri.

“Le differenze ci sono – spiega Piol – e qui un venture capitalist ha lavoro per 365 giorni all’anno, volendo anche di notte”. Cosa consigliare dunque a un imprenditore italiano che voglia farsi finanziare da un fondo in America? “Sembra banale – chiarisce – ma è necessario anzitutto conoscere bene l’inglese per poter spiegare il proprio progetto. E poi lavorare molto sulla capacità di sviluppo dell’idea, perché non esistono idee uniche. Anche il pensiero che appare più innovativo, sarà passato per la testa di qualcun altro nel mondo. Per cui quello che conta, per fare business, non è solo l’idea, ma soprattutto la capacità di svilupparla, l’execution”.

Intervista, immagini, riprese, grafiche, post-produzione di Rosalba Reggio e Luca Orlando