Simone, sprint alla carriera grazie alla Columbia University

“Prima ho studiato in Italia, poi alla Columbia“. “L’Mba? Alla Columbia”. Nelle interviste realizzate tra manager, professionisti e imprenditori in questo viaggio nell’Italia a stelle e strisce, il nome del prestigioso ateneo newyorkese ricorre di frequente. La Columbia del resto – tra le università di punta negli Usa e inserita nella Ivy League, il gotha dell’istruzione statunitense che accomuna le migliori otto strutture – ospita ogni anno una vastissima comunità internazionale di studenti, provenienti da 145 paesi diversi.

Diecimila studenti stranieri

Diecimila studenti stranieri

La platea di stranieri supera le diecimila unità, a cui si aggiungono altri 3mila docenti provenienti da tutto il mondo. Si viene qui per studiare di tutto: dall’ingegneria al business, dalla legge alla medicina, dall’arte alla sociologia. La popolazione di studenti stranieri (la quinta maggiore tra tutte le università e i college Usa) garantisce anche un’entrata finanziaria rilevante.

Un anno costa 70mila dollari

Un anno costa 70mila dollari

Un anno di studi qui può costare 50-70mila dollari, a cui si aggiungono oltre 1500 dollari al mese per il mantenimento, il vitto e l’alloggio. Come risultato, ogni anno gli studenti internazionali che studiano alla Columbia “staccano” un assegno da mezzo miliardo di dollari, in parte legato alle rette (il 26% delle entrate della Columbia arriva da qui), in parte destinato all’indotto della città, cioè ristorazione, immobiliare, servizi, beni di largo consumo. Il punto critico, viste le cifre in gioco, è ovviamente il finanziamento degli studi che secondo le statistiche universitarie nel 74% dei casi per gli studenti stranieri è garantito dalla famiglia. Il 15% delle rette è però pagato dalla Columbia stessa, attraverso borse di studio destinate ai più meritevoli. Nell’anno accademico 2013-2014 vi sono 180 studenti italiani iscritti e l’Italia rappresenta la decima nazione più “forte” in termini di presenza numerica. Il numero di studenti italiani è in leggera crescita negli ultimi anni ma i valori in campo per noi restano sostanzialmente stabili. Impressionante invece è la corsa alle iscrizioni dai paesi asiatici, ennesima testimonianza di un progressivo spostamento ad est dell’asse della ricchezza globale: nel 2003 l’Asia “portava” in Columbia appena 2025 studenti; oggi, a dieci anni di distanza, esattamente il triplo.

Cinese uno straniero su tre

Cinese uno straniero su tre

La posizione italiana in termini numerici migliora guardando ai docenti, dove ci classifichiamo quinti alle spalle di Cina, Francia, Germania e Spagna. Studiare qui è in genere un trampolino di lancio che consente di accelerare la propria carriera e in effetti gli stipendi di ingresso sul mercato del lavoro sono decisamente più alti. Alla Columbia Business School il 97% dei laureati trova lavoro entro tre mesi e lo stipendio medio d’ingresso è di 110mila dollari (con punte di 310mila) che salgono a 160mila dollari con i bonus.

Il primo stipendio è 150mila dollari

Il primo stipendio è 150mila dollari

In Columbia, posta nell’Upper west side di Manhattan, abbiamo incontrato uno dei tanti italiani che hanno deciso di puntare le proprie “carte” sugli States. Simone Sacchi, 37 anni, ha lasciato Bologna per spostarsi in Illinois, dove sta ottenendo il Phd.

Simone, 37 anni

Simone, 37 anni

Ora lavora come ricercatore alla Columbia. “Qui ci sono più opportunità – ci racconta – e l’investimento sui giovani è certamente maggiore: conta il merito, non chi conosci. In Italia non sarei riuscito ad arrivare dove sono ora, qui guadagno due volte e mezzo quello che prenderei in Italia. Attenzione però, perché i costi a New York sono molto più alti e in generale la qualità della vita da noi è superiore”.
Intervista, immagini, riprese, grafiche, post-produzione di Rosalba Reggio e Luca Orlando