Di Palo, Eataly prima di Eataly

In principio era una semplice latteria, oggi – cinque generazioni e più di 110 anni dopo – è un grande negozio specializzato che vende e “racconta” il cibo made in Italy.  A testimoniare la storia di questa famiglia italiana Luigi (Lou) Di Palo, pronipote del fondatore del negozio. Si presenta

Luigi "Lou" Di Palo

Luigi “Lou” Di Palo

parlando italiano ma il suo racconto si sposta presto sull’inglese. “Dovrebbe sentire parlare mio figlio – dice con orgoglio -, ha studiato in Italia e parla ormai come un italiano”. Per narrare la storia americana dei Di Palo ci invita a uscire dal

negozio e ad entrare nell’enoteca a fianco, di proprietà della famiglia, dove si vendono solo vini e liquori di tutte le regioni italiane . “Mio bisnonno Sevino arrivò a New York dalla Basilicata nel 1903 e pochi anni dopo aprì una latteria a Little Italy. In quel tempo in questa zona si parlava solo italiano, nessuno conosceva l’inglese e si vendeva solo ad italiani. Le strade erano addirittura divise per regioni: c’era quella dove vivevano i campani, quella dei siciliani e così via. Nel 1925 mio nonno aprì la sua latteria, non lontana da quella di suo padre e i due negozi lavorarono in contemporanea fino a quando Sevino decise di chiudere nel 1939″. Gli anni successivi registrano una crescita costante del business dei Di Palo: da semplice fornitore di latte e latticini negli anni ’60 il commercio si allarga all’olio d’oliva, ai salumi, ai prodotti confezionati. Dai 100 metri quadri dei primi anni, il locale –

Quarta generazione

Quarta generazione

dove oggi lavorano 15 persone e si vende ogni genere alimentare e la gastronomia – è arrivato agli attuali 500 e un altro ampliamento è previsto entro l’anno. Di fatto, il negozio ha già cambiato tre siti nel raggio di pochi metri, e ogni spostamento è servito per allargare il business. Nel negozio, ogni giorno, circa 1000 clienti alla ricerca dell’italian food,IMG_4264 oppure turisti intenti a sfogliare le guide dei “tour” gastronomici dell’area, per quasi tutte lo shopping da Di Palo è un must. “Qui lavora tutta la mia famiglia: mio fratello Salvatore, mia sorella Maria e i nostri figli. Siamo noi a curare direttamente il rapporto con i clienti perché il cibo italiano va spiegato, raccontato, non solo venduto”. Dalla vetrata dell’enoteca si scorge la fila di clienti che attendono di essere serviti. “Le persone che vengono qui – spiega Lou osservando il suo negozio a distanza – spesso cercano di rivivere una vacanza trascorsa in Italia. Riassaggiare quel cibo, poter risentire quei sapori riporta alla memoria l’esperienza vissuta.IMG_4279 Per questo cerco sempre di informarmi sul loro itinerario: se sono stati in Valtellina, per esempio, propongo loro il bitto, se sono andati a Roma la ricotta romana”. Nel lungo banco a vetri che disegna una elle all’interno del negozio si scorgono formaggi di ogni tipo. “La mozzarella di bufala ci arriva dall’Italia due volte alla settimana mentre il fior di latte lo facciamo in casa. Insomma qui si vende solo cibo italiano o prodotto da noi”. Di Palo sfoglia il libro che racconta la storia della sua famiglia e mostra le foto con orgoglio. “Se un tempo si vendeva solo ad italiani, oggi nel mio negozio arrivano clienti di ogni nazionalità, per questo è importante far assaggiare e far conoscere il nostro cibo”. Un racconto, quello del cibo, che Lou ha voluto tradurre anche in un libro, la cui copertina rossa campeggia sul bancone. “Vedi, you see – ci spiega mescolando italiano e inglese – la prefazione è diIMG_4262 Martin Scorsese, he is a friend”. Il tempo a nostra disposizione è scaduto, un ragazzo avvisa Lou che è arrivato il gruppo atteso. “E’ il mio seminario – ci spiega -“. Lo seguiamo mentre rientra nel negozio e stringe la mano ad una decina di turisti messicani. Scompare qualche secondo dietro al banco e ricompare con un piattino colmo di fior di latte appena fatto.IMG_4267 Gli ospiti assaggiano e ascoltano con attenzione la spiegazione del prodotto. Prima di uscire c’è tempo per un’ultima domanda: qual è il fatturato annuo? Di Palo è preso in contropiede, qui negli Usa i bilanci aziendali non sono pubblici. Ipotizziamo una cifra a voce alta: un milione di dollari? “Ben oltre!, well above – ci risponde sorridendo prima di tornare al suo seminario -“.

Intervista, immagini, riprese, grafiche, post-produzione di Rosalba Reggio e Luca Orlando